Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/32

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mento tristissimo. Io non posso dirvi le quante volte la memoria di que’ begli anni mi si sia in ogni periodo della vita presentata alla mente, e come ad ogn’istante meco stesso con infinita commozione ricordi gl’innocenti piaceri, che l’onestà dei nostri desiderii, e i comuni studii ci procacciavano. Ben sovverravvi come in mezzo alle applicazioni scolastiche la storia spezialmente formava le nostre delizie; e sapete con che ardente curiosità cercavamo quanto ne’ passati tempi era occorso tra gli uomini, avidi noi fra le altre cose di conoscere quanto per l’addietro era avvenuto nel mondo, e di sapere se gli uomini delle passate età fossero stati più saggi, e più fortunati di quelli del secol nostro. E in questo proposito godo rammentare un caso, che per assai tempo ci turbò; e fu quello, che avendo noi in non so quale compilatore di Storie del Basso Imperio veduto citarsi Procopio, che fiorì ai tempi di Giustiniano, e molto parlarsi della sua Storia segreta, gran desiderio ci venne di leggere quell’opera, e grandi cure ci demmo, ma inutili, per ritrovarne alcun esemplare. Non era gran copia di libri nella città nostra; e il più, di che abbondavano le biblioteche, nelle quali potevamo cercarla, riducevasi a volumi di legali, di teologi, di predicatori e di ascetici: scarsissimi essendo, come quelli della buona filosofia, così quelli ancora della buona storia. Memore delle angustie che noi allora provammo, dap-