Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/367

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credere tra esse congiunte, le une dalle altre tenute sospese, le altre soltanto appoggiate alle parti prossime, costituiscono un tutto insieme perfettissimo; il quale non permette che a lungo l’occhio de’ riguardanti si fermi sopra un solo punto: perciocchè ciascheduna parte attira a sè lo sguardo, e quasi a gara invita a contemplarla. Per questa ragione gli spettatori vanno con perpetuo movimento volgendo gli occhi or sopra una parte, or sopra un’altra, non sapendo a quale dare la preferenza, nè quale più dell’altra ammirare; e più che cogli occhi, esaminando le cose colla mente, dai moti delle loro sopracciglia di tratto in tratto si conosce come sentono di non potere nemmen col pensiero capir l’artifizio; e restarsi sempre stupefatti di tante cose vedute, e per essi incomprensibili. Ma di ciò basti.

Alzata di tale maniera questa chiesa, Giustiniano Augusto e l’architetto Autemio insieme ad Isidoro vennero fortificandola con tutti i mezzi suggeriti dall’arte, i quali in vero io non so nè concepir colla mente, nè con parole esprimere. Solo una cosa dirò, onde s’intenda di quanta solidità fosse l’opera. Que’ pilastri, de’ quali feci poc’anzi menzione, non erano fatti come il rimanente dell’edifizio. Le pietre, che li componevano, eran quadrate, dure per natura, per arte lisce, e tagliate per modo, che quelle le quali erano destinate a formarne i fianchi, finivano in angolo, ed erano quadrate quelle, che stavano nel mezzo. Erano poi commesse insieme non colla calce, che dicon viva e non estinta, nè con bitume, di cui fece uso per pompa in