Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/457

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fortificazioni di tutte esse. Eranvi state guaste quelle di Corinto per gagliardissimi tremuoti: per vetustà e per incuria quelle di Atene e di Platea, ed altre in Beozia; in una parola non lasciò alcuna città aperta, e senza difesa; ed alla cura che di ciò egli prese, i sudditi compresero manifestamente, che se i Barbari scorressero per le vicinanze delle Termopili, vedrebbero i disegni loro andar vuoti d’effetto, ancorchè pur superassero quella barriera; giacchè tutta la Grecia era munita di forti mura: sicchè ben presto sarebbonsi disanimati considerando che avrebbero dovuto porsi all’assedio di ciascheduna città: chè quanto più a lungo tira la speranza di una impresa, ne distoglie la difficoltà; nè il coraggio si acconcia per un vantaggio troppo differito, e alla presente stanchezza cede la fortuna futura.

Fatte queste cose, e saputo come tutte le città del Peloponneso trovavansi senza mura, e veggendo insieme che molto tempo sarebbevi voluto dovendosi provvedere a ciascheduna, Giustiniano Augusto si pose a munire saldamente l’istmo, il quale presentava assaissimi punti rovinati; ed ivi alzò castelli, e mise guarnigioni, sicchè i nemici non possano penetrare nel Peloponneso, quand’anche si desse il caso che superassero le Termopili. E di ciò basti.