Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo I.djvu/474

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sta la chiamò Teodoropoli. Anche i castelli Tiga e Jatrone, che mancavano di alcune opere, con nuove opere assicurò; e a quello detto di Massenzio aggiunse una torre, che credette necessaria; e il castello nuovo eresse chiamato Cintone. Segue poi la rocca di Tramacarisca, alla quale corrisponde sull’opposto continente Dafne, già dall’imperadore Costantino fondatovi in considerazione della convenienza di tenere presidio sopra entrambe le rive del fiume. Dopo Tramacarisca riparo le due rocche, Alcena, e Candidiana, state demolite dai nemici. Tre rocche ordinatamente stanno sulla riva dell’Istro, e sono Saltopirgo, Dorostolo, e Sicidaba; e ciascheduna di esse rialzò dalle rovine con molti lavori: lo stesso fece a Quasore, altra rocca posta al di là della riva; e di molto accrebbe ed estese il castello di Palmate, collocato in una stretta, quantunque distante dalla spiaggia del fiume; e vicino a questo uno nuovo ne fondò che è quello di Adina, essendo soliti i Barbari Schiavoni ad intanarsi ivi, e ad assaltare ed assassinare chi passasse a quella volta. Piantò pure l’altro detto Tilicione, e alla sinistra di questo eresse un forte.

Di questa maniera nella Misia rassicurò la riva dell’Istro, e le terre vicine. Or passerò alla Scizia. Qui prima di ogni altro si presenta il castello chiamato di S. Cirillo, in cui Giustiniano imperadore accuratamente rifece quanto dal tempo era stato danneggiato. Al di là v’era l’antica rocca detta Ulmitone, la quale per essere stata per molti anni sede de’ Barbari Schiavoni fattisi assassini da strada, abbandonata e vuota non conservava più nulla dell’antico stato, eccetto che il