Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/132

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112 GUERRE PERSIANE

spostissimi a strigner lega seco loro per dare il guasto alle romane terre. L’imperatore, dopo varie interrogazioni conosciutane la verità, indusselo per danaro di riportare agli assediatori di Martiropoli, come gli Unni suddetti, lasciatisi dal partito nemico subornare, marciavano di già contr’essi. Divulgatasi pel campo la nuova destò negli animi del canarange e di tutto l’esercito costernazione sì grande che nessuno più sapea qual consiglio abbracciare.


V. Non guari dopo tali vicende Cavado afflitto da grave malattia spedì in traccia del persiano Mebode, suo confidentissimo, ed intertenutosi dapprima a ragionare seco del figliuolo Cosroe e della regale successione, disvelogli alla per fine i suoi grandi timori non i Persiani cangiassero qualche parte di ciò che aveva in proposito deliberato. Mebode allora il pregò di fidargli il testamento, assicurandolo che i sudditi non avreb-

    donna, appeso il turcasso davanti al carro, con essa si mischia senza altro rispetto. Per essi non é proposto nessun limite all’età, ma allorquando uno diviene vecchio, tutti prossimi convenendo lo sagrificano, e con esso altro gregge; e lessate le carni banchettano. Ciò essi stimano beatissimo; e quegli che finisce per malattia nol mangiano, ma il sotterrano, reputando disgrazia che non sia pervenuto al sagrificio. Nulla seminano, ma di bestiame vivono e di pesci, e questi in copia grandissima provengono loro dal fiume Arasse. Di latte son bevitori. Unico fra gl’Iddii onorano il Sole, al quale sagrificano cavalli, e la ragione del sagrificio è questa. Al velocissimo degli Iddii tribuiscono il velocissimo de’ mortali ( lib. i , trad. di A. Mustoxidi ).»