Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/142

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122 GUERRE PERSIANE

vorire la propria ciascuno è largo di danaro cogli amici, tollera atrocissimi corporali supplizj, e non disdegna tampoco incontrare obbrobriosa morte. Combattonsi le contrarie parti senza punto saperne il perchè, e conservano tra loro odio tale per tutta la vita da perdere sentimento comunque d’onore, di parentela e di amicizia; purchè si vinca, un nulla è tenuto il dispiacere a Dio, il violare le leggi. ed il mettere a soqquadro la repubblica. Nè da questa follia vanno esenti le stesse donne, preste ognora a seguire i mariti ed a pugnare, ove occorra, ai loro fianchi, avvegnachè riservatissime nel resto a segno di non porre mai piede ne’ popolari spettacoli. Di tali stranezze tutto sembrami aver detto nominandole malattia degli animi, cui soggiaciono cittadi e popoli senza eccezione.

    tranquillo per la navigazione». In appresso però queste fazioni si portarono al numero di quattro, ed erano: 1° la prasina; 2° la veneta; 3° la bianca; 4° la rossa o fulva. Oltre di che sotto Domiziano, essendo sei le porte delle carceri d’onde uscivano i carri, furonne aggiunte due nuove: l’aurata o gialla, e la purpurea. Un esempio di tal fatta si legge in Dione Cassio, il quale rammentando questi giuochi celebrati in Roma avanti i Saturnali dell’anno 949 sotto l’imperatore Severo, lasciò scritto: « Essendo, come già dicemmo, raccolto un infinito numero di persone, e stando a riguardare la sestuplice gara dei carri» (come fatto erasi anche ai tempi di Cleandro) avvenne, ec.» (lib. lxxv). Il Grevio ed il Panvinio riportano un basso rilievo con otto quadrighe, e lo stesso numero ne contiene parimente qualche rarissima gemma, vogliamo però supporto un capriccio dell’artefice.
    L’imperatore Giustiniano e Teodora favorivano la fazione veneta, ed al potere di essa avevano abbandonato la repubblica.