Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/226

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204 GUERRE PERSIANE

stodire colle sue truppe i luoghi forti della regione, e di reprimere le scorrerie degli Unni, che, disceso il Caucaso e traversata la Lazica, innondavano quasi torrente le imperiali terre; e’ poi non riceveva per tale uffizio da’ Romani truppe o danaro, nè tampoco avea parte co’ suoi nelle militari imprese loro. Commerciava di più la nazione co’ Romani del Ponto, mandandovi pelli e schiavi, e riportandone grano e sale.

II. Dopo le venture di Girgene, re degli Iberi, da me narrate nel precedente libro1, le imperiali truppe cominciarono a dimorare nella regione de’ Lazj ed a travagliarla fortemente, massime Pietro2 lor capo, uomo orgoglioso e violento, originario di Arzanene, cit-

    nella quale si suole stringere e tenere unita; e alla sommità della clamide era una fibbia d’oro, entro cui era incassata una pietra preziosa, e dalla quale pendevano tre giacinti raccomandati a tre catenelle d’oro anch’esse. Una tunica di seta, era vagamente sparsa dappertutto di chiodi d’oro, o come volgarmente si dice di piume. I calzari alti sino al ginocchio erano di carico rosso colore, ornamento a nessuno permesso fuori che all’imperatore romano».
    Agazia poi dice questi distintivi essere stati una corona d’oro ricca di pietre preziose, una veste con ricamo d'oro e discendente sino ai talloni; calzari di scarlatto; una mitra coperta d’oro e di gemme. E la clamide, avvegnachè non di scarlatto ma d’una bianca stoffa, aver tuttavia superato in magnificenza quelle solite vestirsi, apparendovi ai due lati un’aurea fascia, ed avendo un fermaglio d’oro ed altri oronmenti (lib. iii).

  1. (1) V. lib. i, cap. 12.
  2. (2) È forse quel desso infame Pietro Barsame, numulario di professione, ladro, spergiuro, ec. ec. ( V. le Storie Segrete, cap. 23) il quale non pertanto fu di poi annoverato tra’ soldati