Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/268

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246 GUERRE PERSIANE

disagio ingombrandovi il sentiero con pietre e carra; fecevi inoltre al dinanzi e fossa e trincea, ed entro alcune vecchie casipole mise forte agguato di sua gente; i guerrieri persiani quivi rinchiusi non oltrepassavano il numero di quattro mila.

III. Compievasi dai barbari questo apparecchio quando i Romani avanzarono ad una giornata di cammino da Anglon, e sorpresovi un esploratore nemico interroganlo ove si stesse il duce persiano; quegli risponde essersi di colà ritirato con tutto l’esercito. Narsete allora, furibondo per la fallita occasione, rimproverò i suoi colleghi prefetti della soverchia tardanza, e si fecero eziandio costoro incolpandosi a vicenda; abbandonato quindi ogni pensiero di pugna, tutti si diedero al predare. Inoltravano adunque trascuratissimi nell’ordine e nella disciplina, senza punto di contrassegno, solito darsi in tali congiunture, non distinti tra loro, ma soldati e bagaglioni alla rinfusa, in poche parole sembrava truppa meglio intenta a caricarsi di bottino che in marcia contro il nemico. Arrivati così davanti Anglon e mandativi esploratori, questi tornando annunziano aver già Nabede messo l'esercito in ordinanza di battaglia. I capitani avvegnachè sbigottiti per la impreveduta faccenda, non osarono tuttavia dar le spalle, gindicando turpezza e viltà il fuggire con tanto esercito; ma in cambio l'imminente pericolo suggerì loro di partirsi in tre corpi, affidando a Pietro il destro corno, a Valeriano il sinistro, ed il centro a Martino. Gianti siffattamente a piè della rocca fecero alto, serbando ognora pochissim’ordine a motivo dell'erto e malagevole terreno su cui dove-