Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/270

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248 GUERRE PERSIANE

gemma guerresco, a motivo di che, non osando combattere pochi contro molti in campagna aperta, dopo averli molestati per que’ luoghi stretti fecesi di bel nuovo indietro. Gli altri non di meno, ed in preferenza i duci, immaginando averli sempre alle calcagna, precipitavano vie peggio la fuga, non ristavansi neppure un attimo dal correre, incitavano collo scudiscio e con le grida i cavalli, e sin gittavan lunge da se le armadure come inutili arnesi, fermi nel pensiero che impotenti sarebbero a sostenere un secondo cimento. Ogni loro speranza di salute era riposta nella celerità de’cavalli, e per dirla in breve fu tanta e si grande la foga del galoppare che di que' poveri animali quasi nessuno campò la vita, ma oppressi dalla fatica subitamente cadevan morti. Una tale sconfitta è fuor d’esempio in quelle guerre, imperocchè quanti d’essi allenarono correndo vennero poscia o trucidati o fatti prigionieri: i Persiani riportaronne similmente ricchissimo bottino di armi, di cavalli e d’ogni maniera di suppellettile. Adulio poi avvicinatosi di troppo nel cavalcare ad una rocca della Persarmenia fu dal presidio colpito di sasso nella testa, ed ivi medesimo cessò di vivere. A Giusto in fine riuscì di penetrare nella regione de’ Tarabi1, e raccoltavi non molta preda tornò pur egli assai presto indietro.

  1. (1) Dans le pais de Tauranese ( Cous. ).