Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/272

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250 GUERRE PERSIANE

gli abitatori a proteggere i suoi, v’ebbe ostinata zuffa nel cui periodo il rapito armento rivenne di per se ai proprj covili. Tra’combattenti barbari segnalavasi uno degli Unni, il quale pieno di ardimento procedendo travagliava più che gli altri tutti i Romani, ma tal contadino fromboliere colpitolo nel ginocchio destro il precipitò giù d’arcione. Durata la pugna dalla mattina al meriggio, distaccaronsi le fazioni, pensando e questi e quelli averne assai, e l'oste imperiale si ricondusse entro le mura, ed i Persiani piantarono il campo lungi da là sette stadj.

II. Allora Cosroe, indotto vuoi da tristi sogni, vuoi dal pensiero che sarebbegli tornato a disonor gravissimo il dover togliere una seconda volta quell’assedio a mani vote, risolvè chiedere agli Edesseni gran somma di danaro in prezzo del suo ritirarsi. Al quale uopo nel venturo giorno mandò il turcimanno Paolo vicin delle mura ad annunziare ai cittadini che di buon grado accoglierebbe una loro deputazione all'oggetto di trattare seco. E questi inviarongli quattro ragguardevolissimi personaggi, a cui d’ordine reale il zabergane propose aspramente, per intimorirli, di scegliere tra la pace e la guerra; e rispondendosi dagli ambasciadori pace, replicò valer ella carissimo prezzo. Gli altri pregaronlo di aggradire le offerte cui obbligavansi dopo il saccheggio degli Antiocheni; ma quegli con riso beffardo rimandolli, aggiugnendo ch’e’ riverrebbero tostochè avessero meglio provveduto alla conservazione della città loro; trascorso però brevissimo tempo Cosroe li richiamò ed annoverati quanti e quali forti avesse già preso