Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo II.djvu/40

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20 GUERRE PERSIANE

adducendo invece di essersi mai sempre conservato fermo nelle sue promesse. Giunto nullamanco nel mezzo del luogo, al premere col piede la terra natale, il suo discorso ad un tratto prendeva opposte forme, come se inspirato da una qualche soprannaturale potenza, e vendicar proponeasi a miglior tempo la ricevuta ingiuria, né punto moderava il parlar suo nel rispondere di su quella terra; ma valicatala appena eccolo di bel nuovo tutto sommesso a Pacoro, ed articolare voci piene d’onore e rispetto; se non che al ricambiar del suolo tornava a prendere il suo primo linguaggio : e così fatto parecchie volte disvelò gli arcani del cuor suo1. I maghi adunque il dichiararono violatore degli accordi e spergiuro, ed il Persiano allora comandò che si scuoiasse Bassizio, e che venissene la pelle, imbottita con paglia, ad un altissimo albero appesa. Non essendogli poi lecito di punire colla morte Arsace in grazia della sua regale prosapia, il dannò alla prigione di Lete. E la vivea quando coll’andare del tempo un Armeno, suo intrinseco e del novero di quelli che avevanlo accompagnato in Persia, valorosamente pugnando contro de’ barbari segnalossi cotanto innanzi agli occhi del re, quanto era spediente perché fossegli attribuita la parte maggiore di quella vittoria.

  1. (1) Fu già osservato dal chiaro traduttore delle Storie segrete che il nostro Procopio teneva conto della superstiziosa credenza de’ filtri, degli incantesimi e fattucchierie, ec. ec., e vie più ne rimarremo persuasi proseguendo la lettura di queste persiane e Vandaliche guerre.