Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/174

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164 GUERRE GOTTICHE

al paziente. Nè queste cose avvennero altrimenti da quello che io ho esposto.


C A P O VI.

Gottici ambasciadori mandati a trattar di pace con Belisario; tregua infra essi.

I. I barbari fuor d’ogni speme intorno al proseguimento della guerra volsero il pensiero alla partenza, essendo per la strage della moria e delle battaglie ridotti a ben pochi dalle tante miriadi che inondavano armata mano le imperiali terre; e quantunque pochi venivano travagliati sì grandemente dalla fame, non ricevendo più maniera alcuna di vittuaglia, che appena di nome e di apparenza considerarsi poteano assediatori, e meglio in effetto sarebbe lor convenuto chiamarli assediati. Fatti di più consapevoli che l’imperatore avea spedito da terra e da mare un esercito ai Romani, non debole come in realtà era, ma quale a suo arbitrio la fama pingevalo, spaventati dalla guerra ivano rimestando nell’animo di sollecitare la partenza. Inviano adunque oratori a Roma scegliendo all’uopo un costei cittadino, autorevole presso de’ Gotti, con altri due, il quale presentatosi a Belisario dicevagli: « Chiunque di voi ha sperimentato le sciagure della guerra non ignora, affè mia, che nessuna delle parti ebbene mai profitto : e chi di noi e di voi oserebbe impugnare il noto a tutti ? Nè, a mio credere, avrò contraddittori tranne un demente, nell’asserire stoltezza per uno stimolo di onore il voler mai sempre ravvolgere nei