Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/183

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LIBRO SECONDO 173

esse in tutto e per tutto a Giovanni, il quale dovea rimanersi tranquillo sino a tanto che vedesse il nemico fedele agli accordi: ove poi questo rompesse la data fede e’trascorrerebbe all’improvviso e di fretta con tutte le truppe l’agro Piceno, senza posa recandovisi in ogni luogo, e prevenendo colla sua velocità la fama stessa; né v’incontrerebbe grande opposizione non avendovi colà quasi più uomini, condotti nel massimo lor numero alla volta di Roma dalla guerra : dovunque poi e’s’avvenisse a nemica prole, femmine e danaro, metterebbe a sacco il tutto portando nella città prigioniere le donne ed i fanciulli, ma ben si guarderà dal recare il menomo danno ai Romani privi di stanza. Inoltre ove desse in luogo custodito da militare presidio rafforzato perciò dall’arte e dalla mano, imprendane con ogni suo mezzo la espugnazione, ed impossessatosene vie meglio proceda; che se la difficoltà dell’impresa non v’acconsentisse, ritirerassi o farà ivi dimora, non dimenticando sovrastare gravissimo pericolo a chiunque passa innanzi, come le più fiate accade, trascurando le non vinte munizioni da tergo: attenderebbe quindi a difendere, se dai Gotti perseguitato, ed a conservare intero il bottino da partirsi in buona fede con tutto l’esercito, e ridendo aggiugnea : « Imperciocché non vuole giustizia che mentre gli uni affaticano nel disperdere le pecchie, gli altri colle mani alla cintola godano il ricolto miele. » Dopo questi comandamenti fe’ partire Giovanni e le truppe.

III. Di que’ tempi Dazio vescovo di Milano ed alcuni ragguardevolissimi cittadini venuti a Roma chie-