Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/394

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384 GUERRE GOTTICHE

mato dai Bizantini Porfirione. Contavansi già cinquant’anni se non più che questo pesce iva molestando Bizanzio ed i prossimi lidi, per verità non di continuo ma, come dava il caso, a quando a quando. E’sommergeva di molte navi, e lanciava a grandissima distanza, col suo violento impeto, i marini di altre non poche, nè Giustiniano Augusto potea con arte veruna riuscire, impresa urgentissima, ad ucciderlo: ora dirò come, allorché piacque al Nume, ne venne a capo. Era tranquillissimo il mare allorché immensa quantità di delfini accorsero alla foce del Ponto Eussino; comparsovi tosto il cetaceo, tutti, ove ebbero il destro, posersi in fuga, moltissimi riparando alle bocche del Sangaro1 nè il mostro pago di averne addentati parecchi e di colta trangugiati, arrischiò inseguirne altri, sospintovi da fame o dall’amor di vittoria, nel che fare lasciossi imprudentemente dalla sua foga dare in terra, dove rinvenuta melma altissima, cercò del suo meglio sottrarsene; di tali conati impertanto non valsero che a vie più affondarlo. Gli abitatori tutti maravigliosi all'udirne accorronvi di botto, ed a colpi di scure dopo lungo penare spentolo, traggonne con grosso cordame a terra il cadavero della circonferenza non minore di cubiti dieci, e della lunghezza di trenta. Messo quindi in pezzi e divisi questi tra gli uccisori, altri di essi mangiaronli subito, e altri li posero in salamoia. I cittadini poi di Bizanzio sentito il tremuoto e l’occorso rispetto al Nilo ed al cetaceo non indugiarono a profferire vaticinj, ognuno giusta la

  1. (1) Ora Sakaria, fiume della Bitinia.