Pagina:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu/26

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manifestasse capitano, quando la privata sua condizione unicamente richiedeva ch’ei fosse valoroso. Soldati, che di animo generosi, vi lagnate della oscurità vostra, persuasi che la fama, per quanto ne siate meritevoli, non degnerà riguardarvi tra la plebe e la moltitudine, apprendete che un uomo solo e privato può talvolta essere di momento a tutti, e che talvolta, siccome si narrò di antichissimi eroi, può da un sol braccio pendere la somma delle cose, e la fortuna delle nazioni. Osservate il Montecuccoli all’assalto del Nuovo-Brandemburgo. Osservatelo9 primo a salire le infedeli scale, e primo a porre il piede sul muro inimico: il ferro, il fuoco, e la disperazione de’ difensori lo rispingono con tutti gli estremi sforzi della ferocia: la morte lo minaccia ad ogni passo, e ad ogni passo gli convien reiterare nuova battaglia: ei nondimeno penetra vittorioso nella città; ne acquista le chiavi; per la porta dischiusa agevola l’ingresso agli assalitori, e la città che combatte al di fuori, interiormente, non avveggendosi, si rimane vinta ed espugnata. Raimondo le conquistate chiavi offre al Generale Tillì, e il vecchio condottiero stupisce della impresa inopinatamente fornita: stupisce di un valore, del quale non è forse l’esempio, se non si cerchi o tra le splendide favole de’ poeti, o tra i rimoti fasti de’ Greci e de’ Romani. Egli il vincitore, l’espugnatore di una città addita a’ circostanti capitani; essi all’esercito: pari egualmente è in tutti il plauso e la maraviglia, e l’universal plauso gli tien vece della corona murale e del trionfo.