Pagina:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu/43

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alle stesse trincee. Finalmente il Visir si delibera di retrocedere, e ricoverarsi sull’altra ripa: ma dato il segno di ritirarsi, le genti, rotto ogni ordine, misti cavalli e fanti, si addensano al letto del fiume troppo angusto a tanta moltitudine: impacciati nè posson rispondere al fuoco de’ Cristiani, nè salvarsi col nuoto, e i gorghi del Raab, traendoli a fondo, compiono quella vittoria, che le spade non avevano ancor pienamente maturata. Tal fu l’esito della giornata di S. Gottardo, così detta dal luogo del combattimento, giornata illustre, ed eternamente memorabile, se, considerati i pericoli, le difficoltà, e le conseguenze, ella fu alla Cristianità quello che Zama ai Romani, quello che Maratona agli Ateniesi.

Felice Cristianità, se la pace conseguita per tanto valore, non si fosse perturbata dalla cupidità della Francia, e del suo giovine Monarca, il quale troppo della propria possanza era lusingato, perchè egli inorridisse del sangue, e delle disavventure che deturpano il lauro de’ conquistatori. Io mi veggio pur condotto, dove forse il desiderio vostro da lungo tempo mi affrettava, a quella memorabile stagione, quando l’Europa, quasi di ogni altro pensiero dimenticata, stette attonita e sospesa ad osservare la fortuna dubbia in egual virtù fra’ due maggiori capitani del secolo, Montecuccoli e Turenna27. La sublime scuola del guerreggiare non ha forse alcun tratto più eccellente, nè più fecondo di ammaestramenti, siccome quella campagna; ed io non dubiterò di reputarla maravigliosa, quando