Pagina:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu/88

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s’attinge. Imperciocchè l’idea dell’arte è misura1, e l’uso è maestro delle cose da farsi2; quindi è che nel presente Trattato si porranno in primo luogo, giusta il costume de’ matematici, i principii, e quelle maggiori proposizioni, sulle quali, come sopra stabili basi, l’intelletto sillogizzando, sicuramente s’appoggia3; in secondo luogo recherannosi avanti, come proposizioni minori, le pratiche di essi aforismi riflessi alle prossime guerre seguite nell’Ungheria, acciocchè restringendosi nell’applicazione l’universalità delle massime, e de’ comuni principii alle circostanze de’ casi, e al particolare operabile, ne risultino in terzo luogo le conclusioni de’ vantaggi che si hanno da procacciare, e dei danni da fuggirsi nelle guerre col Turco.

Allegherassi a luogo a luogo alcuno degli esempii e documenti dell’antica milizia, non senza tramezzarvene talun altro de’ pratici delle guerre del corrente secolo; imperciocchè, eccettuata l’invenzione dell’artiglieria, la quale ha in qualche parte alterate le forme, sta il resto delle regole nella sua

  1. Scientiam..... mensuram rerum dicimus esse..... propterea quia ea aliquid cognoscimus. Aristot. Metaphys. lib. x. M.
  2. Rerum omnium magister usus. Caes. Bell. civ. lib. ii. M.
    — »Usus me genuit, mater peperit memoria.» Lips. Politic. lib. i. ex Afranio. M.
    Quomodo suum quisque negotium gerere debet obscurum est, et res eget consideratione. In rebus singularibus prudentia vertitur, quarum cognitio experientiae comparatur. Adolescens autem experientiam non habet, quippequam temporis longinquitas sit allatura. Aristot. Eth. ad Nicom. lib. vi. M.
  3. Ex praecognitis. Aristot. M.
    Il Montecuccoli stabilisce le sue massime sopra quelle della scuola aristotelica, che teneva il campo ai suoi tempi.