Pagina:Opere scelte di Ugo Foscolo II.djvu/233

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L’arco e il terror deponeano ammirando.
Con mezze in mar le rote iva frattanto
Lambendo il lito la conchiglia, e al lito
Pur colle braccia la spingean le molli
Nettunine. Spontanee s’aggiogarono120
Alla biga gentil due belle cerve
Che ne’ boschi Dittei, schive di nozze;
Cinzia a’ freni educava, e, poi che dome
Aveale a’ cocchi suoi, pasceano immuni
Da mortale saetta. Ivi per sorte125
Vagolando ribelli eran venute
Le avventurose, e corsero ministre
Al viaggio di Venere. Improvvisa
Iri, che siegue i Zeffiri col volo,
S’assise auriga, e drizzò ’l corso all’Istmo130
Del laconico paese. Ancor Citera
Del golfo intorno non sedea regina:
Dove or miri le vele alte sull’onde,
Pendea negra una selva, ed esigliato
N’era ogni Dio da Pigli della Terra135
Duellanti a predarsi; i vincitori
D’umane carni s’imbandian convito.
Videro il cocchio, e misero un ruggito
Palleggiando la clava. Al petto strinse
Sotto il suo manto accolte le gementi140
Sue giovanette, e, o selva, ti sommergi
Venere disse; e fu sommersa. Ahi! tali
Forse eran tutti i primi avi dell’uomo;