Pagina:Opere scelte di Ugo Foscolo II.djvu/44

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«D’evirati cantori allettatrice,
«Non pietra, non parola; e forse l’ossa
«Col mozzo capo gl’insanguina il ladro
«Che lasciò sul patibolo i delitti».

Oltre all’esser ciò sommamente duro, e amaro1 non è nemmeno esatto. Noi non crediamo esservi in Lombardia un Sardanapalo. Che se alcuno meritasse tal nome per esser beato d’ozi e di vivande, vi sarebbero dei Sardanapali in tutte le parti della terra2, a Zante non meno che a Milano. Da qualche anno in qua non è da rimproverarsi a questa città il torto d’essere d’evirati cantori allattatrice3. L’immagine poi della testa insanguinata di un ladro giustiziato, è troppo stentata, troppo ispida, e di gusto troppo cattivo, per poter scusarla col quidlibet audendi d’Orazio4.

  1. Il Parini punge i nobili oziosi: se il Parini li ha emendati, l’autore è colpevole perchè siegue a pungerli.
  2. Pungeteli da per tutto.
  3. Non li alletta, perchè da qualche anno in qua gli evirati sono invecchiati. Nè tutti i cantori evirati denno ringraziare il norcino: la validità e la paura castrano l’ingegno e il cuore di molti altri; e la castrazione aiuta a ingrassare. Non è egli vero, monsieur Guill... ?
  4. Il Parini giace in uno de’ cimiteri nei quali si portano anche i cadaveri de’ giustiziati. — Ma la morte riconcilia tutti — No; la morte annienta ne’ sepolti il senso della virtù e de’ delitti. Ma i vivi che hanno anima e patria non si riconciliano mai col teschio di un malfattore che insanguina