Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/500

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494 osservazioni sulla morale cattolica

lucro nelle cose più pure, più sacre e più terribili, e (non lo dirò con parole mie, ma con quelle che proferiva raccapricciando un vescovo illustre) faire dub sang adorable de Jésus Christ un profit infâme1; e per quanto la Chiesa dovesse aver ribrezzo a supporre una tale prevaricazione, ha dovuto parlarne per prevenirla, e per renderla difficile e rara, se non impossibile. Il concilio di Trento, dopo aver professata la dottrina perpetua della Chiesa intorno al Purgatorio, al giovamento che l’anime in esso ritenute ricevono dai suffragi de fedeli, e principalmente dall’accettevole sacrificio dell’altare, dopo aver prescritto ai vescovi d’insegnare e di mantenere questa dottrina, soggiunge: «quelle cose che vengono da una certa curiosità o da superstizione, o sanno di turpe guadagno, le proibiscano come scandoli e inciampi de’ fedeli2

Non è qui il luogo d’indicare quest’inciampi, e di riprender quelli che li mettono nella strada della salute: nè ciò forse si converrebbe a uno a cui manca ogni genere d’autorità. Negare quelli che esistono, o giustificarli con ragioni speciose, presentare come necessario alla Chiesa ciò che è la sua desolazione e la sua vergogna, non si conviene nè a me, nè ad alcuno, come cosa vile, menzognera, e quindi irreligiosa. E non credo di mancare all’argomento col passarli sotto silenzio: credo anzi d’averlo trattato, toccando le ragioni per le quali mi par che si possa affermare che, tra gli abusi pur troppo reali, non esiste (moralmente parlando) l’abuso orribile di sostituire le largizioni ai doveri, e d’acchetare la coscienza a prezzo d’oro.

Ha però sempre parlato la Chiesa per mezzo de concili, de’ sommi pontefici, de’ vescovi: un esempio, tra mille, di zelo e di sincerità, in questa materia, si può vedere ne’ discorsi sinodali del vescovo citato dianzi, di quel Massillon che fu un tanto eloquente, val a dire un fedele interprete della legge divina3. Il nemico più ardente e più sottile della Chiesa non svelerà mai con più veemenza e con più acume gli orribili effetti dell’avarizia che entra nel core d’un ministro del santuario; e nessun figlio più docile e più tenero della Chiesa non li deplorerà con più gemito, con più umiltà, con più vivo desiderio di veder levata da essa questa deformità.

Ma noi non crediamo che sia facile l’avere questo spirito d’imparzialità; crediamo piuttosto che, nel giudicare i difetti de’ sacerdoti, è troppo facile il credere alle prevenzioni; e che queste vengono da un principio d’avversione che tutti abbiamo pur troppo al loro ministero. Quelli che ci additano la strada stretta della salute, che combattono le nostre inclinazioni, che, col loro abito solo, ci rammentano che c’è un ministero di sciogliere e di legare, che c’è un giudice di cui essi sono i ministri, un modello, per annunziare il quale essi sono istituiti; ah! è troppo preziosa al senso corrotto l’occasione di renderli sospetti, per lasciarla sfuggire: è troppa l’avversione della carne e del sangue alla legge, perchè non s’estenda anche a quelli che la predicano, perchè non si desideri di poter dire ch’essi stessi non la seguono, e che quindi può tanto meno obbligar noi che l’ascoltiamo da loro. E è, in gran parte, quest’avversione, che ci

  1. Massillon, Discours Sinodaux, XIII, De la compassion des pauvres.
  2. Cum catholica ecclesia, Spiritu sancto edotta, ex sacris litteris et antiqua Patrum traditione, in sacris conciliis, et novissime in hac æcumenica synodo, docuerit purgatorium esse, animasque ibi detentas fedelium suffragiis, potissimum vero acceptabili altaris sacrificio iuvari; præcipit sancta synodus episcopis, ut sanam de purgatorio doctrinam, a sanctis patribus et a sacris conciliis traditam, a Christi ftdelibus credi, teneri, doceri et ubique prædicari diligenter studeant. — Ea vero quæ ad curiositatem quamdam aut superstitionem spectant, vel turpe lucrum sapiunt, tamquam scandala et fidelium offéndicula pruhibeant. Conc. Trid. sess. XXV: Decret. de Purgatorio.
  3. Oltre il discorso citato, vedi il IX: De l'avarice des prêtres.