Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/572

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
566 osservazioni sulla morale cattolica



AVVERTENZA




«Alessandro Manzoni pubblica nel 1827 i suoi Promessi Sposi. — Non esistendo allora fra i vari Stati d’Italia alcuna convenzione per guarentire agli Autori la proprietà letteraria, si fanno... in Piemonte, in Toscana ed in ogni altra parte della penisola, molte ristampe... senza chiedere l’assenso dell’Autore. — Nel 1840 interviene fra il Piemonte, l’Austria e la Toscana un patto internazionale, per assicurare la proprietà letteraria degli scrittori in questi vari stati. — Posteriormente, Manzoni corregge, rifà i Promessi Sposi. — Felice Le Monnier eseguisce una nuova edizione del romanzo, non già su quella ultimamente modificata dall’Autore e nata sotto l’impero della legge del 1840, ma bensì su quella fattane dal Passigli nel 1832, cioè otto anni prima che la convenzione sulla proprietà letteraria fosse posta in vigore. Manzoni cita in contraffazione il Le Monnier. — il professore Giuseppe Montanelli pubblica nel 1846 in Livorno coi tipi di F. e G. Meucci una dotta allegazione a favore del Manzoni.»

Le ragioni esposte dal valente e cordiale mio patrocinatore in quella veramente dotta allegazione, ebbero la sanzione del Tribunale di prima Istanza di Firenze che, con sentenza del 3 agosto 1846, dichiarò che l’edizione del sig. Le Monnier cadeva sotto il divieto della convenzione del 1840, e lo condannò alla refezione dei danni.

Sperando che quella prima sentenza avesse a far cessare la vendita della ristampa, e a preservarmi così da ulteriori pregiudizi, io non mi diedi allora cura di valermi del diritto che m’era conferito di rifarmi de’ già sofferti. Ma una lunga e dannosa esperienza venne a disingannarmi. In questa città medesima, la vendita continuò più che mai. E non si potrebbe dire che fossero rimasugli di spedizioni fatte prima della sentenza suddetta. Oltrechè la quantità d’esemplari messi, senza interruzione, in commercio, non lasciava adito a una tale supposizione, il tipografo sig. Giuseppe Redaelli, che aveva acquistata da me la facoltà di pubblicare un’edizione economica del libro in questione, potè aver la prova, anche legale, che quella vendita proveniva da delle nove spedizioni. Per ovviare al danno immediato che portava a lui in particolare una tale concorrenza, chiese e ottenne dal governo d’allora, che gli fossero denunziati gli esemplari contraffatti che arrivassero in dogana; e con questo mezzo, potè procedere a diversi sequestri. Di più non solo da altre parti d’Italia, ma anche dal di fuori, l’editore medesimo fu più volte avvertito da chi aveva incaricato di vendere la sua edizione economica, chè lo spaccio di questa trovava un grande e continuo ostacolo nella concorrenza dell’edizioni del signor Le Monnier. E credo di poter dire «dell’edizioni;» perchè, lasciando anche qui da una parte l’improbabilità che una sola edizione potesse bastare a un così esteso e continuato smercio, si vede in diversi esemplari, quantunque aventi la stessa data, un gran numero di varietà tipografiche, che attestano chiaramente diverse composizioni.

Finalmente, dopo più d’undici anni dalla prima sentenza, mi trovai costretto a dire un’altra volta, a imitazione del mugnaio di Sans-Souci: