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Carissimo,


riprendo impunemente i sandali da sopra la testa e rientro, disubbidendo, per concludere intanto che il tuo dodicesimo figlio è ancora nudo.
Ancora con Kafka, aggiungo una coppia di angeli ai tuoi (mioddio, che guerra! Scongiuriamo, con il massimo di banale evidenza, senza timore, quegli angeli tecnologici di morte con questi altri): "Secondo la Cabala i devoti ricevono, il venerdì, un'anima nuova più delicata, perfettamente celeste, che rimane con loro fino alla sera del sabato. Il venerdì sera due angeli accompagnano ogni devoto dal tempio; il capofamiglia li saluta stando in piedi nella sala da pranzo; essi rimangono soltanto breve tempo". Te li ricordi quei due, strambi, senza ali, Robinson e Delamarche, che accompagnano Karl per metà di America? Ti lascio in questa nuova compagnia.
E finiamo qui dunque, con la tua postilla in arrivo, lavoro che esporremo per l'occasione, che l'occasione ha già esposto.
A presto


Elio
Fara d'Adda, 22 gennaio 199


Note al testo di Federico De Leonardis

1 - Le citazioni non esplicite sono nell'ordine da Rilke, Sklowsky e Balzac.

2 - In realtà di mia madre, Elio, e anche questo è significativo. Savinio ha concentrato perfettamente l'obiettivo ("Maupassant e l'altro") parlando di madri e figli.

3 - Grazioli sterza a Kafka, altro grande praghese, e io nella lettera di risposta mi faccio volentieri coinvolgere nella virata, ricordandomi de "Il cruccio del padre di famiglia" e del primo rocchetto della Storia. In seguito Grazioli ritornerà agli "Undici figli".

4 - Grazioli possiede una copia di un mio manoscritto i cui paragrafi sono numerati.

5 - Dove c'è un intervento sugli scarafaggi, grandi e piccoli, e sulle loro paure.

6 - Alludo al Campione di Francia Marcel Duchamp e al grande esploratore africano Arthur Rimbaud.

7 - Grazioli allude alla mia scultura all'aperto, intitolata "Fessura e contravvengo", che si inaugurava in quei giorni.


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