Pagina:Panzini - Che cosa è l'amore?.djvu/38

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Un orco! La più docile ed umile pasta di questo mondo: tanto è vero che non aveva fatto carriera. Certo, in quei momenti, era bene non avvicinarlo, non parlargli.

Ma io avevo trovato un mezzo per esasperarlo in modo soave ed atroce. Chiudevo le pupille dolcemente, dicevo con voce sentimentale:

— Ecco qui il suo piccolo giardino, i garofani, l’insalata; ecco la sua piccola stazione, beata come un eremo, baciata dal primo raggio del sole e salutata dalle rondini... Ah, se io fossi come lei, capo-stazione, come lo terrei coltivato, inaffiato, fiorito, ii piccolo giardino: e come ci farei una capannetta per leggere, per istudiare...

— Badi bene come parla, sa! Non si prenda mica giuoco di me!...

— Scusi, capo, io dico sul serio. Per me costretto a vivere in una grande città, questa vita idillica sarebbe l’ideale... Lei qui, intanto, è padrone assoluto...

In verità, in verità, era un reclusorio quella piccola stazione: e lui, il capo, un coatto, costretto a vivere fra un disco al nord e un disco al sud; giacchè l’amministrazione lo aveva bensì elevato al grado di signore assoluto, essendo egli, bigliettaio, spedizioniere, telegrafista; ma non aveva chi lo sostituisse o lo aiutasse fuorchè uno scambista e un facchino.

— Quanto ai libri da leggere, eccoli qui! — e prese un ammasso enorme di libri e carte. Io