Pagina:Panzini - Diario sentimentale della guerra, 1923.djvu/189

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di Alfredo Panzini 183


arguto! Sa quello che avviene nel mondo? Così, a un di presso: c’è la guerra. Ma i giornali non legge. Latineggia, toscaneggia così qua e là, con la sua voce lombarda e con un certo fare un po’ chiesastico, ma burlandosi un pochino anche della chiesa. Credo però che vada alla messa.

Le notizie della guerra sono tristi? Esclama: «Vita multis repleta miseriis, come dice Geremia». — I tedeschi massacrano? «Al cielo al cielo! figli miei devotissimi, come dice il Segneri nella predica del paradiso. Ed io dico: al letto, al letto!», perchè dopo colazione, lui va a letto e non lo sveglierebbero le cannonate. — Che farà l’Italia? «Videbimus infra!» — Una notizia triste? — «Sapevàmcelo, come dice Davanzati. Oh, ma che c’è di pronto per la colazione? osso buco? busecca? ah, questa sì! Ha un certo sapore lontano di finocchio quest’osso buco!».

È un po’ parente con Apicio, ma è parsimonioso e sobrio. «Per oggi basta — dice — Non mangio più per conservare la dolcezza dell’ultima vivanda».

Ascolta con rassegnazione cristiana i discorsi un po’ grassi di certi giovani commensali. Commenta: «Porcus requirit porcua».

Non manca di un’esatta scienza della vita: «Elevate un monumento, non a chi muore in guerra, non a chi suda sui libri, ma a chi raduna le sue