Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/120

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XV

I MISTERI PROFANATI


Si approssimava intanto il primo di maggio e in quel giorno si celebrava in Roma la celebrazione di un sacro mistero che era quello della Dea Bona.

Quelli che insegnano la storia delle religioni sanno che cosa erano questi misteri. Sono cerimonie con riti, segni, simboli strani, sotto i quali si nasconde una verità, quae vera est, quia incredibile est: ma è inutile spiegarla al popolo che non ne capirebbe niente, dato che gli stessi sacerdoti ne vedono appena l’ombra attraverso quei riti e simboli. I misteri erano celebrati nei templi con grandi tenebre e scarsa ma sacra luce, quale è l’olio d’oliva, quale è la cera vergine delle api. Non vi interviene il volgo, ma soltanto quelli che sono iniziati; perciò i latini chiamarono «profani» quelli che erano fuori del fanum, cioè del tempio dove si celebravano i misteri.

Ma chi era, cos’era questa Bona Dea della quale Roma stessa perdette poi quasi la ricordanza? Essa fu la moglie di Giano, l’italo Dio da cui nacque l’itala gente, e secondo altri