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Il bacio di Lesbia


«Questo libro è la vera storia di un bacio che un poeta giovane domandò a una donna veramente eccezionale, e quello che ne seguí. È una danza d’amore eseguita da due ballerini di alto rango. Appartengono a duemila anni fa: ma sono interessanti piú di tanti ballerini moderni. Inoltre non c’è quello spargimento di sangue per cui la storia vera può assomigliare a un lugubre romanzo: e per quanto poi abituati a questa storia vera, c’è sempre gente che desidera riposare ogni tanto in oasi senza sangue. Il fatto che i due protagonisti appartengono alla latinità potrebbe richiamare spiacevoli reminiscenze scolastiche. Ci teniamo ad assicurare che di latino c’è appena l’indispensabile. Il poeta giovane di cui si tratta entrava già nelle scuole con estrema limitazione.» Cosí l’autore nella Prefazione al libro che ci presenta Catullo attraverso quegli squisiti documenti umani che sono i suoi carmi. La critica letteraria, ufficiale, accademica studia quei carmi quasi fossero semplicemente stupendo esercizio di metrica e di poesia. Fanzini invece dà loro le giunture, ne rintraccia le piú minute e quasi invisibili fibre, ne coglie i battiti, vi ricerca la vita, vi ritrova l’uomo. Arte di romanziere dunque, ma arte di psicologo animatore e di poeta, che ha sapore di nuovo anche quando — lontano da ogni retorica — ricerca nei fatti antichi analogie

e riavvicinamenti con vicende e
stati d’animo odierni.