Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/210

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
208 alfredo panzini

Questa nave è stata nominata da alcuni col nome di «tartana»; ci fu chi la chiamò gondola, chi feluca, chi liburnica, chi yacht, e chi, per evitare questa parola, «bucintoro o panfilio», che son parole pesanti e dotte: buone tutt’al più per galleggianti lagunari, mentre la nave di Catullo guizzava cosi sui capricciosi flutti, che se non fosse voce di letteratura, la chiameremmo «velivolo».

Catullo la chiama faselus, che da molti è spiegata come nave che ha forma di fagiolo, ma questa derivazione non sembra esatta: il faselus di Catullo deriverebbe dal nome di una città sul Ponto Euxino, dove si costruivano tali navigli corsaleschi. Che poi Catullo fosse tal nocchiero da affidarsi a lui, meno ancora ci crederemmo.

Inverosimile poi sembra che una nave di tale portata sia potuta entrare nel lago di Garda. Sono cose che oggi le fanno gli aerei, se pure quello che lui indicava agli amici sul lago natio non era se non un falso fasello, come ci fu il falso cane Medoro.

Ma vedetelo là: si culla e dondola presso la casa di Catullo. Sul lago di Garda come è arrivato? È arrivato. Riposa dopo tante acque percorse, in pace riposa sotto la guardia dei due divini fratelli di Elena, le fatali stelle, Castore e Polluce. Anzi è il fasello stesso che