Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/234

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232 la modernità di panzini


incancellabili di vita, liberandoli dagli intralci dell’uso ordinario e mettendone in evidenza il lato rappresentativo. Nelle sue pagine il nuovo dell’espressione non è confuso con il deforme e nella scelta del vocabolo si sente la vitalità del popolo a cui sono affidati l’arricchimento e la difesa della lingua.

Questa attualità non implica l’abolizione del classico, al quale invece, con il suo umore o con malizia sorridente, Alfredo Panzini ama non poche volte riferirsi per interpretare e trasfigurare la realtà moderna. Ricordate il personaggio del Mondo è rotondo, quel Beatus che si rifugia nel gabinetto di un vagone ferroviario, ove in tempo di guerra l’acqua del temporale gocciola sul capo dei viaggiatori, come dalla volta di un’umida caverna? Beatus si avvicina ai rubinetti e pensa che in tempo di pace essi versavano «con cortesia» ed in tutte le lingue: warm, kalt, acqua fredda e calda «come la fonte presso Troia».

In un altro romanzo è il nome di Berenice, caro alla poesia antica, che fa scoprir la chioma leggera e viva di una fanciulla: «I capelli di lei, appena la mano li lisciava, si ravvolgevano in su da per loro come fossero stati di elastico; e bastava poi che ella avesse dato ai capelli un piccolo colpo della mano, perché essi, tutti ubbidienti, andassero ad attorcigliarsi attorno alla nuca, come una serpe che si rinserri misteriosa entro le sue spire». Cosi nel gusto del reale hai anche il gusto di una cultura che appartiene (e il futurismo la proclamava morta!) proprio alla scuola. Ma non a quel mondo chiuso e ristretto ove per quarant’anni di carriera professorale al nostro scrittore è parso di vivere, simile a un farmacista o ad un droghiere, dentro una botteguccia oscura. Questa scuola fu passata in novella per l’appunto dal Panzini ed ispirò il racconto «Le ostriche di San Damiano», in cui al severo insegnante, si rendono onori inattesi e si attestano perfino obblighi di riconoscenza dall’alunno che egli ha bocciato. La vera scuola noi l’abbiamo veduta sul colle dell’Osservanza ed è presentata nelle pagine che rie-