Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/92

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90 alfredo panzini


Niente sa del mondo. Saltella anche oggi per le vie del mondo fra uomini micidiali, e non ha paura. Fa i nidi sui tetti delle case, può precipitare in casa per la canna del camino, e se il gatto non lo mangia, diventa familiare, vive con noi. Ci viene incontro quando noi entriamo in casa. Salta su la tavola quando mangiamo. Se accostiamo il suo cuore al nostro orecchio, rimaniamo meravigliati al mera vighoso pulsare.

Il cuore del passero, come il nostro, si spegne e non riprende più.

Ah, il cuore del passero!

Il passero di Lesbia mori, e allora avvenne quella strana propagazione di baci come cerchi senza numero in immobile gorgo di acque.

Stupita è la dama per tanta richiesta di baci e domandò:

— Perché tanti baci?

— Piangete, o Veneri, piangete, o Amori. Morto è il passero della mia fanciulla. Rossi di pianto si fanno gli occhi della fanciulla mia.

Gli splendenti occhi della gran donna piangono?

Si fanno turgidi? Occhietti di bimba diventano?

Si, è vero! La donna genera l’uomo; ma l’uomo, che è poeta, può fare una donna come a lui pare.