Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/94

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92 alfredo panzini

O, sensibilità dei poeti che si richiamano in lontananze millenarie fra loro, fra gli insensibili uomini.

E sentii dire da Catullo, ciò che Catullo non dice: «Salvami, donna, dalla morte. Finché tu mi baci, o donna, la morte non mi toccherà. Finché dura la litania dei baci, la morte non verrà.

«Dà a me mille baci, e poi cento e poi altri mille, e poi altri cento, e poi via via all’infinito altri mille, altri cento ancora».


Siete proprio un originale, Catullo! Il grande gioco della natura sta in questo: che la morte non esiste per i giovani. E voi baciando la donna, sentite il passo della morte.

Lesbia non diceva niente: trovava che ciò era piacevole, e si lasciava baciare.

— Quanti baci ancora, o Catullo?

«Tu mi domandi, Lesbia, quanti dei tuoi baci mi siano abbastanza e d’avanzo? Quante sono le arene di Libia, quante sono le stelle che quando la notte tace, guardano i furtivi amori degli uomini. Tanti baci tu devi dare a questo pazzo di Catullo.

No, non basta ancora: facciamo una basazione, una confusione di baci.

Noi abbiamo numerato ad una ad una le gemme e le monete d’oro dei nostri baci. Ora