Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/83

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


non è il vecchio iddio Jehova, non è il dio Thor»?

***

Ho avuto una visione, stanotte. Sul rogo di Patroclo, l’immane catasta, Achille scaglia, da lui sgozzati, i giovanetti troiani in suffragio ed olocausto. Mi è apparsa la figura tetra dell’assassinato arciduca d’Austria. Levò la mano imperiale: «Basta dei giuochi funebri in nostro onore!»

Oh, figli giovinetti di quel ben tragico erede d’Asburgo, figli ancor puri, obliati anche voi nell’immensa tragedia, pregate là dove agli innocenti si risponde!

***

31 Agosto.

Il casellante della ferrovia, mio buon amico, legge tranquillamente, al rezzo, nella calda ora, così come può, le notizie della guerra. Una contadina giovane gli sta, sopra, attenta. Altre sopraggiungono: due lattaie; l’una quasi titanica ed incinta; l’altra ancor giovinetta. Ci salutiamo. Sto a sentire anch’io. Saint-Quintin, 26 agosto, telefonato dalla frontiera il 30...» San-Quintino? Nome perduto, giù, nella storia. Vittoria di S. Quintino, 1597! Emanuele Filiberto! Sentir parlare di S. Quintino, mi fa l’effetto di vedere Emanuele Filiberto vivo. E così Longwy; così le Argonne; così Verdun (Udite udite, o cittadini, ieri Verdun all’inimico