Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/95

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il trionfo della penna d’airone 91

trovarsi con la croce la sera seguente davanti alla cella mortuaria dell’ospedale. Mi pare che rispondessero di sì ed io quando fu sera aspettai: ma non venne nessuno. I becchini avevano fretta.

I frati, dicendo che io ero studente, forse sospettarono una burla. Avrei dovuto lasciare del danaro per caparra. Ma non sapevo che per l’ufficio funebre di una croce ci volesse del denaro: comunque sia, il fatto è che non vennero. Parliamo d’altro. Ora basta!

Nel ritorno parlarono d’altro e Regina chiese timidamente:

— Nessuna speranza di rivederli di là i nostri cari, quando che sia?

— Nessuna! oramai è deciso!

— Allora tutto qui? Tutto quello che c’è di bene e di male, tutto qui? Ma sa che è poco, signor Leo? Anche tutta la nuova vita che lei disegna dalla cattedra, sa che è poco?

— Mah! Quello che è. La morte è necessaria alla vita: questo è quanto noi sappiamo di certo.

***


Poco dopo si erano lasciati.

Quella notte il sonno non scese sulle palpebre di Leo: un malessere come di febbre, un senso di isolamento nel mondo lo tenne desto e agitato sul letto. Come lunga la sua breve vita!