Pagina:Panzini - Viaggio di un povero letterato.djvu/24

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8 viàggio d’un pòvero letterato

sero. Cercàrono donde venìssero quelle luci, che cosa significàssero. Capìrono in fine.

Parlàrono ancora i grossi tèutoni; ma non rìsero più.

Quando una stella si accende nel cielo d’Itàlia, le fronti teutòniche si fanno cupe, e le loro parole si còlmano di irònica amarezza.



Ora, in quel mattino, in breve tempo le tre luci (fuggiva il treno) rimàsero addietro. Però la torre su l’alto di San Martino già si distingueva biancheggiare nel giorno nascente.

«A ben considerare — pensai — si tratta anche qui di un faro e noi qui siamo presso un mare; il mare delle genti teutòniche, che batte contro quei monti che corònano il Garda, laggiù. Ma noi vogliamo èssere ragionèvoli e buoni fratelli in Cristo. Voi, bravi tèutoni, ricordate il millenàrio vostro impero quando, a cominciare da Carlo Magno, la spada teutònica pesò sopra di noi: noi abbiamo altra ìndole e non ricordiamo. Noi non ricordiamo quasi più