Pagina:Pascoli - Traduzioni e riduzioni, 1923.djvu/142

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122 traduzioni e riduzioni

DA ORAZIO

pensiamo a vivere

Non cercare così ― chè non si può ― quale a me, quale a te
sorte, o Candida, sia data da Dio; lascia di leggere
quelle cifre Caldee. Prenditi su quel che viene, e via!
4O che abbiamo più verni anche, oppur sia l’ultimo questo, che

ora il mare tirreno urta ed infrange alle scogliere, tu
spoglia il vino nel filtro, e, s’è così breve la nostra via,
lunga non la voler tu la speranza. Ecco, parliamo e un po’
8questa vita fuggì. L’oggi lo sai: non il domani, oh! no.

il voto del poeta

Che mai nel nuovo tempio il poeta al dio
domanda, mentre versa il vin nuovo dal-
     la tazza, e prega? Non le messi
          4fertili della Sardegna opima,

e non le ricche mandre dell’arsa mia
Calabria, non l’oro indo e l’avorio, non
     i campi cui con placid’acqua il
          8tacito fiume del Liri rode.

A cui le diè la sorte, si poti le
Calene viti; il ricco mercante in suoi
     bicchieri d’oro beva il vino
          12ch’egli cambiò con le droghe Syre;