Pagina:Pascoli - Traduzioni e riduzioni, 1923.djvu/173

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favole 145


la cornacchia e la pecora

Stavasi sulla groppa ad una pecora
     la cornacchia e beccavaia a bell’agio.
     Becca che becca, questa che in silenzio
     pativa, — Oh!, disse, se una tale ingiuria
     facessi al cane, ad un suo bau tu subito
     spulezzeresti — E la cornacchia: — O pecora,
     io non uso sul collo di tai bestie;
     so chi assalire, ch’ho molt’anni e pratica:
     noi s’è co’ forti pane e cacio: stuzzico
     soltanto i tristi. Che vuoi farci? è l’indole. —
Per certuni vilissimi e bassissimi
     che danno addosso agli innocenti, e tremano
     avanti i forti, è scritta questa favola.


il dromedario e la pulce

Per caso sulla groppa al dromedario
     che, con molti fardelli addosso, marcia,
     una pulce è salita, e molto piacesi
     che. le pare infinitamente crescere.
     Lunga è la strada: verso sera arrivano
     alla stalla. D’un lieve salto subito
     balza a terra la pulce, ecco, dicendogli:
     — Scendo che non vuo’ darti ancor disagio
     stracco morto così come devi essere. —
     — Tante grazie, risponde il dromedario;
     ma non poteva il peso tuo sentirmelo
     sì che sollievo or non ne sento proprio. —
Chi fa del grande essendo un omicciattolo
     da nulla, alfin lo marcano e lo beffano.