Pagina:Pascoli - Traduzioni e riduzioni, 1923.djvu/198

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170 traduzioni e riduzioni

Più che non può      quadrello da balestra,
ver Spagna va,      per un prato maggese.
A sommo un poggio      sotto due piante belle
quattro pietroni      fatti di marmo vede:
e’ cade là      rovescio sopra l’erba,
e tramortisce:      chè la morte gli è presso. AOI

Alte montagne      ed alberi ben alti:
quattro pietroni      v’ha lucidi di marmo:
sull’erba verde      è steso il conte Orlando.
Un saracino      ecco lo guarda e guarda:
s’è finto morto      e se ne sta tra gli altri:
il corpo e il viso      e’ si lordò di sangue.
Ecco si leva      e a correre s’avaccia.
Bell’era e forte      e di gran vassallaggio.
Per sua superbia      e’ cominciò quest’atto:
Orlando afferra      e suo corpo e sue armi;
e dice: “È vinto      il nipote di Carlo!
io porterò      la sua spada in Arabia
Prendela in pugno      e tira a lui la barba:
in quel tirare      egli rinvenne alquanto. AOI

Lì sente Orlando      che la spada gli è tolta;
ed apre gli occhi      e dice due parole:
“Per quel ch’io so,      tu non se’ già de’ nostri „.
11 corno tien,      che mai lasciar non vuole,
fiedel nell’elmo      ch’era di gemme e d’oro.
Sbriciola via      l’acciaio e il capo e Tossa,
mettegli i due      occhi dal capo fuori,
a’ piedi suoi      sì lo distende morto.
Gli dice poi     : “Finto, che sì fosti oso,
che preso m’hai      nè a dritto nè a torto?
Uom non sarà      che non t’abbia per folle!„
Fenduto s’è      il padiglion del corno
ed il cristallo      sì n’è caduto e l’oro. AOI