Pagina:Pascoli - Traduzioni e riduzioni, 1923.djvu/82

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62 traduzioni e riduzioni

prima levò, molto grave, cui ventidue carri assai buoni,
a quattro rote, rimosso così non avrebber da terra:
tanto massiccio pietrone egli pose alla bocca dell’antro.
Quindi le pecore assiso mungeva e le tremole capre,
tutto a modino, e poneva alle poppe di ognuna il suo redo.
Poi col presame cagliò la metà di quel candido latte,
poi lo poggiò, l’ammucchiò nelle corbe intrecciate di vinchi;
l’altra metà la ripose ne’ propri paioli, da bere,
quando volesse egli prenderne ed inaflìarne la cena.
E dopo ch’ebbe sbrigate con garbo le proprie faccende,
ecco che il fuoco accendeva, ed allora ci scorse e ci chiese:


il primo colloquio

“Gente, chi siete? di dove voi qua per le strade dell’acqua?
Forse a scambiare le merci? o girate così come viene,
in qualità di ladroni, sul mare, che girano sempre
arrisicando la vita per dare sventura ai foresti?„
     Questo egli disse: ed in pezzi sentimmo noi fendersi il cuore
a quel profondo rimbombo, nel grande terrore del mostro.
Ma pur così le parole trovai da rispondere, e dissi:
“Siamo venuti da Troia, siamo Achivi perduti per via,
spinti da venti diversi sul vortice grande del mare.
Noi ritorniamo; ma altra la rotta, ma altre le vie
furono: forse così stabiliva il pensiero di Giove.
Genti vantiamo esser noi d’Agamennone il figlio d’Atrèo,
donde ora sotto la volta del cielo è grandissimo il nome:
tale città egli prese e distrusse, e gran popolo uccise!
Noi ci troviamo da te, siamo giunti a codeste ginocchia
tue, se tu qualche regalo ci porga come ospite, o qualche
altro a noi dono tu doni, nel modo ch’ad ospiti è bene.
Abbi rispetto agli dei, tu fortissimo: supplici siamo
dunque per te. Sai che vendica i supplici e gli ospiti Giove,