Pagina:Pastor fido.djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

   De le grand’alme, ò pertinace ingegno,
   Che vinto anco non cede,
   E pensa d’avanzar così di senno,
   Come di forze avanza.
   Questi certo è convinto, e se ne duole.
   S’io bene al mal inteso
   Suo mormorar l’intendo, e ’n qualche modo,
   C’havesse pur di verità sembianza
   Coprir vorrebbe il fallo
   De l’ostinata mente.
   Mon.Ma che ragione in quel bambino havea
   Quell’huom di cui tù parli? era suo figlio?
   Car.Questo non ti sò dir. Mon. nè mai di lui
   Notizia havesti tu maggior di questa?
   Car.Tanto à punto ne sò. vedi novelle
   Mon.Conosceresti tù? Car. Sol ch’io ’l vedessi
   Rozzo pastor a l’habito, ed al viso,
   Di mezzana statura, e di pel nero
   D’hispida barba, e di setose ciglia.
   Mon.Venite à me, pastori e servi miei.
   Dam.Eccoci pronti. Mon. hor mira
   A qual di questi più si rassomiglia,
   L’huom di cui parli. Car. a quel che teco parla.
   Nol sol si rassomiglia,
   Ma quegli à punto è desso:
   E mi par quello stesso,
   Ch’era vent’anni già, ch’un pelo solo
   Non ha canuto, ed io son tutto bianco.
   Mon.Tornatevi in disparte, e tù qui maco