Pagina:Patria Esercito Re.djvu/140

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122 parte prima

lettera del Litta... Un minuto dopo il generale Valfrè mi riceve. — Aveva in mano lo scritto:

— Che mestiere fai?

Veramente non facevo nessun mestiere, ma rispondere si doveva, e rispondo:

— Il letterato.

— Brutto mestiere!.... Come ti chiami?

— Leopoldo.

— Oh! il mio nome! — Andò al tavolino; aggiunse due righe a quelle del Litta, mi ridiede il foglietto, e disse:

— Porta questa lettera all’Accademia Militare: consegnala al generale Pettinengo.... poi procura di fare onore al tuo nome, ch’è pure il mio!

Mezzora dopo la gracilità era sparita!..... Ma la riconoscenza che io
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serbo in cuore per la cara memoria di Giulio Litta, non isvanirà che colla vita mia!


Tornando al volontario Majnoni, egli dovette aspettare le spalline d’ufficiale fino verso la metà d’agosto — circa due mesi dopo! — Quando, cioè, dal Ministero della Guerra, faticosamente ponzato, il pulcino delle ricompense — il Bollettino Ufficiale — ruppe il guscio!

Non sappiamo se il volontario Majnoni — nel suo intimo, abbia allora pensato che così non sarebbero andate le cose ai tempi eroici del Primo Napoleone... Ma se non lo pensò lui, lo pensiamo e lo diciamo noi; senza per questo credere di far torto a nessuno. Come non crediamo di recare a nessuno offesa, invocando, per le cose di questa maltrattata Italia, un lampo solo di quelli che i nostri avi videro scaturire fulminei dalla fronte pensosa di quel genio immortale.