Pagina:Patria Esercito Re.djvu/210

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192 parte prima

d’Italia — i Dragoni del Re, al Bricchetto, il 21 aprile 1796, avevano valorosamente combattuto.

Quello stesso Arco del Sempione, sotto al quale passarono trionfatori, un giorno del giugno 1859, Vittorio Emanuele, e il nipote di quel grande — lo sventurato Napoleone III — benedetti ed acclamati da una popolazione
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non ancora guasta dal veleno delle sètte.

Ma, tornando al banchetto, diremo che vennero a rallegrarlo e ti ori, e corone, e doni, e telegrammi, e lettere di commilitoni assenti: e, fra le cartoline, una bellissima del conte Barattieri di S. Pietro — colonnello, allora, in Piemonte Reale, oggi generale, figlio di quel conte Barattieri, comandante Genova nel 1866, che fu uno dei migliori colonnelli di cavalleria che allora vantasse l’esercito.

La cartolina, ornata della militare figura di Vittorio Amedeo, fondatore di Piemonte Reale nel 1692, e letta poi al banchetto, in mezzo agli applausi, era così concepita:


“Vercelli, 21 aprile 1900.

Piemonte Reale presenta le lancie al glorioso stendardo che al Bricchetto vide l’impareggiabile bravura dei Dragoni del Re!

Colonnello Barattieri.„


Venuto il momento dei brindisi, il colonnello Lorenzi si alzò pel primo: e, rievocando, con brevi e nobili parole, le glorie antiche, bevette all’Esercito e al Re.

Dopo di lui, sorse il generale Vicino Pallavicino. Questi, uomo colto ed intelligente, soldato fino nelle midolla delle ossa, vanta una moderna pagina di storia che lo ha reso ancora più simpatico a tutti gli italiani,