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290 parte seconda

soldati del giovane generale Buonaparte — qui riprodotto da un ritratto del tempo — contro i quali mossero indarno, dalla Valpolicella e dalla Valpantena i migliori gentiluomini veronesi: ripagati poi generosamente colla polvere e col piombo dall’esercito della libertà, della uguaglianza e della fraternità.

L’erudito Don Pighi, nella sua descrizione apologetica della villa del Chievo, si compiace persino di citare due versi, che il poeta Avesani — sollevando la villa ai sommi onori dell’Olimpo — le dedicava nelle sue Metamorfosi:


«Eran poche capanne allora dove
Un palazzo or vediam degno di Giove.»


Noi, più modesti, perchè più direttamente interessati, ci limiteremo a riprodurre ciò che Don Pighi ci narra intorno la storia di quella Chiesa.

La Chiesa del Chievo — Clivus Manticus — eretta nel XII secolo, era giurisdizione dell’abate di S. Zeno, e jus patronato dei capi di famiglia locali; ed è, oggi come allora, intitolata a S. Antonio.

Del Chievo si ha pure notizia in alcune leggi del 1721.

Nel 1737 abbiamo anche un documento nel quale, in comunanza con altri sobborghi, si domanda di venire sollevati, in tutto o in parte, del Dazio macina: come chi dicesse, del Dazio sulle farine. Suppergiù quello che si sta facendo da noi.

Si sa pure che nel memorabile 1797, l’anno delle Pasque Veronesi e della invasione francese, il governo centrale di Verona, Cologna, Legnago, con decreto Fruttidoro, anno V, metteva al lotto campi e case appartenenti all’abbazia di S. Zeno.

Finalmente al Chievo — e ce lo fa sapere Don Pighi — soggiornarono nel loro passaggio per Verona, principi e Re. L’Elettore di Baviera che, come s’è detto, vi veniva nel 1716 a fare la quarantena, fu qui visitato da tutta la nobiltà veronese; nonchè da Scipione Maffei, che gl’imbandì un sontuoso pranzo — così il cronista Del Bene — con tavola a disegno simmetricamente disposta.

“Negli anni 1774 e 1776 ci venne Maria Beatrice d’Este, col marito Ferdinando d’Austria governatore di Milano; e in tale occasione quivi convennero e la Silvia Guastaverza, e l’Abate Bartolomeo Lorenzi, a dar saggio di versi estemporanei.

Nel 1783 entra sposa di Marco Marioni, Maria dei principi Corsini. Nel 1785, poi, e precisamente il di 7 giugno, al Chievo soggiornarono l’Imperatore Giuseppe II, col Re di Napoli suo cognato; la Regina di Napoli sua sorella, coll’Arciduca governator di Milano, suo fratello.

E, finalmente, per tre giorni, nel 1887, e per più giorni nel settem-