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310 parte seconda

cere!... Fu all’opposto un viaggio birbone, pieno di pericoli: durante il quale egli non abbandonò mai un momento il ponte della nave, nel dubbio che da un momento all’altro, questa potesse giuocargli il brutto tiro di affondare, spontaneamente, un’altra volta. Anzi parve allora quasi un miracolo che, Simone e Affondatore, avessero potuto arrivare sani e salvi in porto!

Peruzzi lasciò la Marina dopo il disastro di Lissa. Della quale catastrofe guai a parlargliene!... Quella corda gli faceva ballare tutti i nervi. Diventava un altr’uomo. Era anzi l’unico caso in cui da quelle labbra, educate e gentili, sfuggisse una bestemmia amara!

Nel 1876 andò sposo a Editta Story, piccola figlia di quello Story giureconsulto, famoso in America e in Inghilterra, autore di parecchi volumi di studi legali, fra’ quali il Conflict of laws, che sono — beati gli americani! — un fonte ancora inesauribile di ricchezza pei nipoti. Il padre di Editta era stato nominato ministro d’America a Torino; ma lui — cose queste che non si vedono in Italia — non ne volle sapere. Alla diplomazia e alla politica antepose.... l’amore all’arte di Fidia e di Prassitele, nella quale è maestro.

Simone Peruzzi morì di congestione cerebrale il 13 marzo 1900, grandemente rimpianto da tutti; ma specialmente rimpianto dai cuori gentili di Umberto e Margherita, presso i quali il buon Simone era da lunghi anni Mastro delle cerimonie, ed era dai reali considerato come uno fra i più fidi e affezionati servitori.

Malgrado il tempo, che ci aveva separati, era rimasta tanto viva in entrambi la memoria di quei giorni, e della nostra amicizia, che, incontrandoci anche dopo tanti anni, ci stringemmo la mano e ci demmo il buon giorno, come se ci si fosse incontrati il dì prima. Simone Peruzzi — anzi il marchese Simone Peruzzi — tranne le rughe, i peli bianchi, e il marchesato, che tanto diede sui nervi ai suoi parenti, i quali sostenevano che quando uno si chiama Peruzzi, non ha bisogno di altre lustre — Simone Peruzzi, dico, si conservava ancora, lungo, asciutto come uno stoccafisso; tale quale era a Livorno; e conservava sulle labbra quel tranquillo sorriso, di chi fisicamente e moralmente.... non pensa a morire.

Povero e caro Simone! Pure tu sei sparito per sempre!...


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