Pagina:Patria Esercito Re.djvu/340

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322 parte seconda

Sapevo che il Re, il quale volontieri dispensava i suoi doni a chi aveva vicino, prediligeva i giojelli, e aveva fatto venire da parecchi giorni al Chievo il noto gioielliere di Milano, il Gonfalonieri, con una provvista abbondante di quanto aveva di nuovo e di bello nel suo negozio. Io vedevo perciò avvicinarsi il momento della partenza con una specie di terrore. Anzi un giorno, messe come suol dirsi le mani avanti, profittai dell’amicizia che aveva per me il ministro della guerra, per chiedergli s’era possibile di evitare il momento brusco...

— Sei matto? — egli mi disse — un dono reale non si rifiuta.

— Ebbene... se S. M. il Re mi vuol lasciare una memoria... mi faccia dono di una copia della Divina Commedia, edita da lui!

— Chiedigliela; sarà per un di più.

Insomma non c’era versi: bisognava rassegnarsi.

Entrato dunque che fui nella stanza reale, S. M. mi chiamò vicino; mi stese ambo le mani, scusandosi — proprio è la parola — scusandosi d’avere portata la rivoluzione in casa mia! — E non v’ha cosa gentile che dalle reali labbra in quel momento non uscisse. Ringraziò me.... ma volle che specialmente io ringraziassi in suo nome quella che, secondo lui, doveva aver presieduto ai più intimi e minuti particolari che lo contornavano: mia moglie.

— Le dica — ripeto le parole di S. M. — che mi è doluto di non aver potuto ringraziarla personalmente. E poichè essa ha preferito fuggire lassù a Chiesanova, le porti almeno, coi miei saluti, questa memoria del mio soggiorno in casa sua.

Nel dir così, mi porse un astuccio che aveva pronto sulla scrivania, e ch’io dovetti prendere meno mal volontieri per la forma cavalleresca e delicata colla quale mi veniva offerto.

Volle poi che lo accompagnassi in treno fino a Verona, e lasciò il Chievo acclamato e benedetto, seminando il bene dappertutto.


Patria Esercito Re pxx6.jpg


S. M. il Re, alle nove e sedici minuti del 30 luglio, partiva da Porta Nuova diretto alla volta della sua Monza diletta.

Monza! allora ridente e rumorosa; dove chiamati dal sorriso di Margherita, accorrevano la intelligenza, la ricchezza, la eleganza lombarda. Monza, ora ridotta una tomba.