Pagina:Patria Esercito Re.djvu/91

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

i volontari 73

IV.


Ed ora ecco altri volontari, arruolati soldati nei reggimenti, o entrati nella scuola militare, fra il 1859 e 1866, ma che vestirono quasi tutti l’uniforme d’ufficiale. Segniamo i volontari in corsivo:

Emanuele d’Adda, Gioacchimo d’Adda, Arturo Annat-Hagy, Achille Arese, Carlo Balabio, Eugenio e Giovanni Besana, Carlo Bollini, Francesco Brambilla, Carlo Lavelli de Capitani, Riccardo Badoni, Giberto Brambilla, Giulio Biraghi, Carlo Calvi, Michele Cajrati, Angelo Cattaneo, Cesare Galluzzi, Gian Franco Litta Modignani, Giovanni Litta Modignani, Max Majnoni, Giorgio Casati, Giuseppe Parola, Giuseppe Pirovano, Antonio Tagliabò, Carlo Sormani, Venceslao Cavalletti, Vincenzo Tosi, Cesare Stucchi, Enea Torelli, Ignazio Piantanida, Andrea Sola, Ludovico Carcano, morto a Custoza; Ignazio Prinetti Schlick, morto per ferita; Costantino Arpegiani, Pippo Vigoni, Rinaldo Casati, Giulio Simonetta, Giuseppe e Pippo Manara, Pio e Egidio Gavazzi, Guiscardo Pietrasanta, Emilio Marzorati, Gerolamo Trovati, Giovanni Brambilla, Gerolamo Calderoni, Francesco Navarra, Giulio Valerio.

Quest’ultimo, studente a Pavia, diciasettenne, s’imbarcò nel 1860 a Quarto con Medici e col Simonetta; comandante questi la coorte Studenti. Sbarcati a Messina, Giulio, esperto cavallerizzo, entrò sergente nello squadrone Ussari del Carissimi, che fu
Patria Esercito Re p091.jpg
incorporato a Napoli colle Guide del Missori. Finita la guerra, tornò agli studi e si laureò ingegnere. Venuto il 1866, entrò volontario in Savoja cavalleria; e, dopo Custoza, come ingegnere fu promosso a sottotenente di artiglieria.

Venuta la pace, abbandonò le armi, e colla coscienza d’aver fatto il proprio dovere, tornò al fiorente suo studio d’ingegnere.

E qui ci fermiamo, perchè se si dovesse registrare tutti quei giovani che vollero portare il contributo del loro sangue all’unità della patria, nel 1859 come nel 1866, e in tutte le imprese che vennero poi, non la finiremo più. E ci limitiamo ad esumare — come abbiamo fatto pei volontari del 1859 — dai nostri vecchi albums di mezzo secolo fa, alcuni altri ritratti di quei giovani milanesi che, come si è detto dianzi, presero parte alla campagna di guerra del 1866. — Eccoli: