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78 parte prima

V.


Fra i primi a partire fu pure Luigi Esengrini.

Colui che scrive s’incontrò con esso, per la prima volta, nella cabina del battello a vapore che dalla Svizzera, dove eravamo faticosamente e pericolosamente giunti, doveva condurci sul sospirato suolo Piemontese. Egli era allora un giovanetto biondo, roseo, bello di forme, ornate le gote da una incipiente lanugine lumeggiata d’oro. Semplice nei modi, nell’aspetto un po’ timido; cosi, a occhio e croce, non mostrava più di diciotto anni.

Non ci volle grande acume a indovinare quale fosse la mèta cui tendeva anche il giovinetto profugo. Ci confessammo a vicenda, e si strinse subito fra noi un’intima e fraterna amicizia. Perocchè, allora, il pensiero della patria aftratellava in un sentimento solo tutti i cuori italiani, e li trascinava per naturale istinto a un subitaneo e caldo amore.

— Come sei fuggito? — io gli chiesi.

— Traversando il Ticino.... dentro una barca di pescatori.... E tu?

— Io valicando il Monte Generoso. Guarda come sono conciato! — E così dicendo, gli mostrai i miei poveri stivali di città verniciati, che facevano acqua e ridevano da tutte le parti per essersi, lungo tutta una notte, sprofondati nella neve alta più di un metro.

— Dal Monte Generoso?! E perchè da un valico tanto faticoso?

— Per maggior sicurezza. Se fossi stato preso, per me sarebbe stata una doppia disgrazia. Ecco perchè ho cercato una via matematicamente sicura.

— Ho capito! — disse l’Esengrini, e sorrise.

Poi soggiunse con una certa titubanza:

— Ma.... e tuo padre?

— Fu lui che mi diede i mezzi per fuggire.

— Davvero?... Ci ho proprio piacere.

In queste brevi botta e risposta, vi era tutto un dramma intimo. Seguì un momento di silenzio; dopo il quale l’amico continuò:

— A prender così difficile via nessuno ti aiutò?

— Altro!... Mi aiutò un provvidenziale amico.

— Chi?

— Giulio Ricordi.

— Ma.... lui non partiva?

— Partiva il dì dopo.

— Perchè non venne con te?