| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| capitolo quinto | 243 |
della civica» rilevava che «se i militi voglion farsi magistrati e usurparne i poteri, le leggi riescon vane e l’ordine pubblico impossibile»[1].
Il tiragliolo rilasciato in libertà fu nuovamente arrestato da un distaccamento del 1° battaglione civico.
L’assidua ed energica vigilanza della milizia cittadina impedì che il trambusto si rinnovasse come varii accenni contenuti nei documenti, che io pubblico, facevan ritenere possibile[2].
Pellegrino Rossi pubblicò il 25 ottobre un breve e vigoroso manifesto in cui, riprovando le violenze commesse nel ghetto «contro uomini che, nati nella comune società, hanno dritto alla comune protezione» e affermando che «quelle violenze erano indegne di un popolo colto e generoso» si rallegrava che «la causa della pubblica sicurezza avesse trovato nel concorso volenteroso della guardia cittadina e delle altre armi, aiuti e garanzie che dovevano inspirare, sgomentando ogni sinistro pensiero, la più ferma fiducia nel presente e nell’avvenire Assicurava che «il governo non lascierebbe impunemente insultare alle leggi e alla civiltà, certo che il popolo romano non cesserebbe di essere al mondo intero nobilissimo esempio di devozione al sovrano e di amore alla vera e onesta libertà, che mai non si scompagna dalla riverenza alle leggi»[3].
Il comandante generale della civica che era, allora, interinalmente, il Duca Massimo di Rignano, ringraziava a nome del Papa e del governo la milizia cittadina che altamente lodava con un suo ordine del giorno del 28 ottobre; e la comunità israelitica, in data del 26, aveva già inviato al Comando della civica un indirizzo, pieno di laudi, di benedizioni e di entusiasmo.
Il direttore, il gerente e il tipografo del Cassandrino, tratti avanti al secondo turno del tribunale criminale di Roma col rito sommario, furono giudicati il 7 novembre. Il Del Basso, direttore, fu condannato a un mese di detenzione, a scudi trenta di multa, e Michele Ajani, tipografo, alla multa di scudi dieci e