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capitolo quinto 243

della civica» rilevava che «se i militi voglion farsi magistrati e usurparne i poteri, le leggi riescon vane e l’ordine pubblico impossibile»1.

Il tiragliolo rilasciato in libertà fu nuovamente arrestato da un distaccamento del 1° battaglione civico.

L’assidua ed energica vigilanza della milizia cittadina impedì che il trambusto si rinnovasse come varii accenni contenuti nei documenti, che io pubblico, facevan ritenere possibile2.

Pellegrino Rossi pubblicò il 25 ottobre un breve e vigoroso manifesto in cui, riprovando le violenze commesse nel ghetto «contro uomini che, nati nella comune società, hanno dritto alla comune protezione» e affermando che «quelle violenze erano indegne di un popolo colto e generoso» si rallegrava che «la causa della pubblica sicurezza avesse trovato nel concorso volenteroso della guardia cittadina e delle altre armi, aiuti e garanzie che dovevano inspirare, sgomentando ogni sinistro pensiero, la più ferma fiducia nel presente e nell’avvenire Assicurava che «il governo non lascierebbe impunemente insultare alle leggi e alla civiltà, certo che il popolo romano non cesserebbe di essere al mondo intero nobilissimo esempio di devozione al sovrano e di amore alla vera e onesta libertà, che mai non si scompagna dalla riverenza alle leggi»3.

Il comandante generale della civica che era, allora, interinalmente, il Duca Massimo di Rignano, ringraziava a nome del Papa e del governo la milizia cittadina che altamente lodava con un suo ordine del giorno del 28 ottobre; e la comunità israelitica, in data del 26, aveva già inviato al Comando della civica un indirizzo, pieno di laudi, di benedizioni e di entusiasmo.

Il direttore, il gerente e il tipografo del Cassandrino, tratti avanti al secondo turno del tribunale criminale di Roma col rito sommario, furono giudicati il 7 novembre. Il Del Basso, direttore, fu condannato a un mese di detenzione, a scudi trenta di multa, e Michele Ajani, tipografo, alla multa di scudi dieci e

  1. Vedi Documenti, n XVIII e XXIX
  2. Vedi Documenti, dal n. XXX al XL, in fine del volume.
  3. Riprodotto per intero dal Farini, op. cit., vol. II, pag. 356, e dallo Spada, op. cit., vol. II, cap. XVIII, pag. 481-82.