Pagina:Pellegrino Rossi e la rivoluzione romana III.pdf/199

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capitolo ventesimo 187

cialmente italiani, intorno alla tragedia del 15 novembre del 1848.

Le premesse storiche che avevano generato, con logica e rapida successione, quella situazione violenta, ponendo di fronte, in lotta ormai irreconciliabile, il Pontefice Pio IX e il patriottismo italiano, fatalmente condussero a quella soluzione violenta in cui perde la vita l’uomo di Stato, che si era improvvidamente cacciato in quel cozzo. Ma se può dirsi, come parecchi storici han detto, che, col sangue versato da un solo, si evitò una collisione che avrebbe fatto versare il sangue di molti; ma se si può ritenere che la morte di Pellegrino Rossi impedì forse un inizio di guerra civile, non si può e non si deve negare che quella uccisione lu apportatrice di danno gravissimo alla storia della rivoluzione romana, sulle cui fulgide pagine quell’eccidio proiettò un’ombra che non potè mai essere completamente dissipata. Oh niun danno sarebbe stato per quella storia la effusione del sangue civile per le vie di Roma!... Ma poichè la storia non si svolge nè coi postumi desiderii, nè con le postere ipotesi del lettore, ma deriva logicamente dalle sue necessarie premesse, occorre rassegnarsi ad accettarla e a sul)irla quale essa fu, cercando di spiegarsela, obiettivamente esaminando le cause che la produssero nel tempo e nello spazio in cui i fatti avvennero.

Ma, con ciò, non si ha in nessun modo ad intendere nè che si possano e molto meno, che si debbano giustificare quei fatti, per quanto spiegabili, i quali urtano con la legge morale, eterna reggitrice — si voglia o non si voglia, piaccia o non piaccia — degli umani consorzi e dei sociali ordinamenti.

Una siffatta interpretazione ed applicazione della legge logica che governa la storia trarrebbe lo scrittore ad un cieco determinismo, da cui sarebbe annullato il libero arbitrio dell’umana volontà e il concetto di qualsiasi responsabilità individuale nella vita.

Ciò premesso, io posso e debbo spiegarmi come e perchè Baldassarre Gérard abbia potuto uccidere Guglielmo di Orango e Francesco Ravaillac ammazzare Enrico IV, ma