Pagina:Pensieri di uomini classici sulla lingua latina.pdf/12

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di farlo scomparire dalle loro monete; e pare che non si avveggano ancora di un tal delitto commesso nel tempo medesimo contro il buonsenso Europeo, contro il gusto e la religione. Gli Inglesi stessi, sebbene tenaci di loro usi, incominciano ad imitare la Francia. Contemplate i piedestalli delle loro statue moderne: non vi troverete più quel gusto severo col quale furono incisi gli epitaffi di Newton, e di Cristoforo Wren. Invece di quel nobile laconismo leggerete istorie in lingua volgare. Il marmo condannato a cicalare piagne quella lingua d’onde quel bello stile provenivasi, che fra tutti gli altri primeggiava pel nome, e che da quel sasso ov’era scolpito slanciavasi nella memoria di tutti gli uomini. Dopo di essere stata lo stromento della civiltà, non mancava alla latinità che un genere di gloria ch’ella acquistò divenendo la lingua delle scienze. Ne usarono i Genj creatori per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico, Kepplero, Cartesio, Newton, e tanti altri molto interessanti benché meno celebri, hanno scritto in lingua latina. Istorici, pubblicisti, Teologi, Medici, Archeologi arricchirono l’Europa di opere latine di ogni genere. Poeti e letterati di primo ordine resero alla Romana lingua le antiche sue forme, e la rialzarono a tal grado di perfezione, che non cessa di formare la meraviglia di quelli cui è dato di poter paragonare i nuovi scrittori ai loro modelli. Sola fra tutte le lingue morte quella di Roma è veracemente risorta, e vive immortale. Il grande autore del Telemaco diceva, che "rispetto alle Dame medesime, amerebbe bene di far loro imparare il latino per intendere l’ufficio divino, come imparavano la lingua italiana per leggere poesie amorose." (Lib. educ. delle fanciulle.)

Inoltre è da osservarsi, che la lingua latina è la lingua della liturgia della Cattolica Chiesa di Occidente; e che la liturgia a parlar propriamente non è altro che il culto reso pubblicamente