Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/103

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la ginestra 91

dell’amore il lampo, che da lontano esso, nuvola temporalesca e fecondatrice della nostra vita, manda, quel lampo che è illusione, o quell’ombra che getta pur da lontano, trascorrendo via, quell’ombra che è dolore. Ti basterebbe ripensare, con un risveglio di palpiti, quella cara beltà che ti appariva, quand’eri poco più che fanciullo, ti appariva, ma sempre lontana e nascondendo il viso; ti basterebbe sperare che quando puro spirito movessi per vie inusitate ad ignoto soggiorno, ella ti si facesse incontro, viva, e venisse con te compagna. Ti basterebbe risentire l’affetto acerbo e sconsolato nel ricordare il suono della voce e il rumorio del telaio di Silvia; ti basterebbe riprovare i palpiti della rimembranza acerba, rivedendo la finestra deserta, nei cui vetri si riflettono le stelle, e donde già ti parlava Nerina! O vorresti ritornare alla ancor recente primavera di Firenze, quando tra i novelli fiori ti apparve novo ciel, nova terra? ti apparve l’allettatrice, vestita di viola,

 inchino il fianco
Sovra nitidi pelli e circonfusa
D’arcana voluttà?

E nella tua mente dileguarono tutti gli altri pensieri, e solo quel pensiero d’amore vi stette come una torre, e quel pensiero vi verdeggiò come un’oasi, e quel pensiero vi dominò come un incantesimo meraviglioso che t’inalzava a un’immensità nova! Sogno, sì, anche quel dolce pensiero, ma di natura divina:

 perchè sì viva e forte
Che incontro al ver tenacemente dura,
E spesso al ver s’adegua,
Nè si dilegua pria, che in grembo a morte.