Pagina:Pensieri e discorsi.djvu/130

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118 pensieri e discorsi

mento primitivo della vita interna ed esterna; concepimento fondato sull’illusione e sull’apparenza. È cominciato il secondo concepimento: quello fondato sulla realtà e sulla scienza. L’emanazione poetica di questa nuova èra del genere umano è cominciata? Non pare, non credo. Qualche bagliore sì, si vede: ma chi mi dice non sia piuttosto un ultimo raggio di tramonto che si spenge, piuttosto che un primo strale dell’alba che nasce...? Siamo di nuovo al polo, vedete. E siamo all’èra prima della poesia: a quella dell’apparenza: perchè il tramonto in realtà non si spenge, e l’alba non nasce e non ha strali. Io sono dei vecchi, anch’io!



VI.


Nel’èra, per dir così, illusiva, il poeta interpretava il fenomeno, ciò che gli appariva, con sue penetranti parole. Ecco. I pastori erano per le steppe. Il sole ogni mattina appariva all’orizzonte, ogni sera spariva dietro quello. Forse nelle notti era un dubbio del pensiero di quei primi, che però vegliavano e presero ad amare la luna che faceva le veci del sole. Ogni mattina il loro dubbio svaniva: ogni sera ricominciava. Come il sole che era sparito da una parte, poteva ricomparire dalla parte opposta?

Quello che ogni mattina sorgeva era dunque altro da quello che ogni sera calava. Ma era pure lo stesso. Era ben lontano da quei primitivi Orazio che pur disse al sole: aliusque et idem nasceris! Tant’è. La parola del poeta de’ primi tempi che rese in una formula memorabile le esperienze di mille e mille suoi